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Sanremo 2022. Dove inclusività non è solo una parola

Si è conclusa l’edizione n°72 del Festival di Sanremo che ricorderemo, oltre che per alcune meravigliose canzoni, per il grande messaggio del suo direttore artistico, Amadeus, che sul tema dell’inclusività ha fatto sul serio un grande lavoro.

Non sono solo canzonette per questa edizione del Festival della Canzone Italiana. Questa volta Amadeus ha usato una platea immensa di ascoltatori per far passare il messaggio più importante per una società che vuole definirsi: moderna, inclusiva e rispettosa delle persone che ne fanno parte.

Ha portato sul palco più famoso d’Italia tutte le sfaccettature dell’umanità, sia artisticamente che individualmente. Ha scelto canzoni pensando a tutti gli utenti: giovani, meno giovani, avant garde e intellettuali, gender free e conservatori. Perché questo siamo noi, un fantastico miscuglio di gusti, inclinazioni, scelte. E lo ha fatto con una naturalezza incredibile, senza mai sottolineare le “diversità” ma onorandole per la bellezza che ognuna porta con se.

Penso alla bellezza di Drusilla Foer, creatura dotata di grande ironia, intelligenza eleganza. se poi è un uomo che si veste da donna, francamente chi se ne frega, sono solo abiti, e pure pazzeschi! E penso anche alla tragica stupidità di quei leoni da tastiera e pillon, che hanno criticato la sua presenza perchè forviante per i nostri figli. Forviante è semmai il modo che hanno i nostri politici di gestire l’elezione del Presidente della Repubblica, o di non condannare i membri del Parlamento che hanno violato la legge e sono ancora al loro posto. Forviante è mostrare ai nostri figli che basta avere “amici potenti” per non pagare per gli errori commessi. Drusilla Foer ha tanto da trasmettere a ognuno di noi e lo ha fatto su quel palco senza mai cadere in stereotipi, lo ha fatto con classe, eleganza e grande educazione.

Penso a quanto sia stato bello vedere esibirsi artisti che non vogliono essere catalogati in un genere perché sono fluidi, perché la sessualità è una scelta privata e personale e nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a giudicarla e/o condannarla.

Abbiamo poi assistito a una nuova tendenza: l’età non è più un limite o un tabù, e meno male aggiungo io! Puoi presentare Sanremo a 66 anni, dopo essere stata uno dei più grandi sex simbol del cinema italiano, ed essere splendida, come Ornella Muti, o a Donatella Rettore e Gianni Morandi che hanno più energia in corpo di molti ventenni.

Questo festival ha incluso anche il disagio che colpisce alcuni e che è stato rappresentato purtroppo da Gianluca Grignani. Come ha incluso il rispetto, verso un artista così talentuoso ma fragile, che Irama gli ha dimosrato. Perchè se è vero vero che tutti possiamo cadere è altrettanto vero che non tutti possiamo scrivere brani epici come ha fatto Grignani.

E si è toccato il tema del razzismo, attraverso una timida e impacciata, come presentatrice, Lorena Cesarini. Immagino non ne volesse proprio parlare, ma i commenti abominevoli relativi alla sua presenza a Sanremo, la hanno spronata a farlo. E ha fatto bene! Perché non possono essere solo canzonette, perché ancora oggi il razzismo verso chiunque sia reputato “diverso” per: razza, religione, orientamento sessuale, è ancora troppo radicato nella nostra società.

Ho letto sui social commenti raccapriccianti su Drusilla, Ornella, Lorena e Grignani e proprio per questo ritengo le scelte artistiche di Amadeus la miglior risposta a tutto questo odio, all’ottusità e all’infelicità che, evidentemente, abbonda ancora nel cuore di tanti italiani, non tutti per fortuna.

E le canzoni direte voi? Ah già, è anche il Festival della Canzone Italiana.. Io ho amato Mahmood e Blanco, Achille Lauro, Unditonellapiaga e Rettore, La Rappresentante di lista ed Elisa per le ragioni di cui vi ho parlato .

Che vincano la bella musica e i buoni valori.

Brano consigliato: “Brividi” Mahmood e Blanco