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La guerra che non ci aspettavamo

Sembra surreale parlare di guerra in Europa eppure il 24 Febbraio è accaduto qualcosa che cambierà le nostre vite per sempre, peggio di quanto abbiano già fatto due anni di pandemia.

Non so se anche voi, come me, state vivendo come sospesi. Io si, faccio fatica a vivere quel briciolo di normalità che il mio essere nata nel posto giusto del mondo mi da. Le mie giornate sono scandite dai Tg, come due anni fa, quando nessuno sapeva cosa sarebbe stato della nostra vita, del nostro futuro e si rimaneva incollati alla tv per capire, per sperare.

Il 24 febbraio ero sulle Alpi Francesi, a Courchevel, località sciitistica d’elite, frequentata prevalentemente da Russi e Ukraini ricchissimi. Mi trovavo li per conto di un cliente ukraino. E li, fra gli sfarzi dei bilionari dell’Est ho toccato con mano cosa significhi appartenere a una nazione che è appena stata invasa, dove la gente cerca di salvarsi scappando, dove ci sono tutti i tuoi affetti, la tua casa, il tuo lavoro. Mi sembrava di assistere a uno di quei film 3D, dove sei anche tu dentro la scena, ma sei solo uno spettatore impotente. L’unica cosa che è reale è la paura e il disagio che provi guardando da dentro lo scorrere delle immagini.

Ce ne siamo andati tutti il giorno dopo, venerdì 25. Io sono rientrata a casa mia, loro, il mio cliente con moglie e 5 figli, a Ginevra, in una casa affittata all’ultimo momento perchè nella loro di Kiev non possono più tornare. Da allora non ho più avuto notizie, non ho avuto mai il coraggio di far loro una telefonata. Per chiedere cosa poi? Se stanno bene lontano da casa? Se i loro famigliari sono in salvo? Non ci riesco, ho paura di sentire cose orribili, ho paura dell’impotenza che ho io, come voi, difronte a tanto dolore.

Non sono un geopolitologo, non sono schierata politicamente, so solo che tutto questo non doveva succedere. l’Ukraina è uno stato democratico e indipendente, come ogni stato dell’Europa da 80 anni a questa parte. e come tale non può essere invaso, bombardato, abusato. Eppure…

Ci sono donne e bambini che scappano, alcuni di loro trovano la morte scappando, e poi ci sono le vittime “collaterali”, tutti i Russi per bene che vengono messi in prigione perchè manifestano pacificamente contro l’invasione e la guerra. Ci sono i Russi vittime della fobia di noi ignoranti pecoroni del web che siamo capaci di gesti abominevolmente russofobi come se tutti i Russi fossero Putin quindi colpevoli. Ci sono i Russi che, a breve, non avranno più nulla perchè il loro stato cadrà in fallimento.

Poi però ci sono gli artisti, Russi, Ukraini, e di ogni dove che si uniscono contro questa catastrofe e danno vita a una catena di messaggi contro la guerra attraverso le loro opere. Ci sono le migliaia di persone che aiutano, accolgono e assistono i profughi. Ci sono gli sportivi russi che prendono posizione contro il loro Presidente dittatore. Anche davanti a una tragedia di dimensioni bibliche la solidarietà e la voglia di pace urlano forte.
Ed è solo questo l’urlo che voglio ascoltare se no impazzisco.

Non so quando tornerò a scrivere di cose belle, lo desidero tantissimo, è il mio lavoro come è il mio lavoro vendere cose meravigliose che altrettante persone meravigliose producono per voi. Ma non ci riesco al momento.
Sono consapevole che la vita deve andare avanti, che sono responsabile non solo per me stessa ma per chi lavora con e per me e che su questo lavoro fa affidamento per vivere. Spero di ritrovarvi presto e di poter ancora essere leggeri e pieni di gioia e di pace.

L’immagine di copertina è un’opera d’arte creata dall’artista russo Andrei Molodkin per il giornale Domani. Si tratta di plexiglass con all’interno sangue ucraino.

Brano consigliato: “Give peace a chance” John Lennon

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